Michela Lantignotti e la sua estate sulla sabbia.

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5 ottobre 2013

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Michela Lantignotti frequenta la IV al Liceo Classico, vive a Calisese di Cesena con la sorella Anna, il fratellino Andrea, il babbo Christian e la mamma Mara. La incontriamo a casa sua in un pomeriggio caldo di fine settembre, in uno spazio ricavato tra i compiti e gli allenamenti con la squadra del Longiano che partecipa al campionato regionale di Serie C.

L’estate 2013 è da incorniciare, un’emozione dietro l’altra; quando hai iniziato gli allenamenti in spiaggia?
Ho fatto beach-volley quest’inverno con Thomas Casali e la “sua” Beach Volley University, una volta a settimana; da maggio, ci siamo poi trasferiti finalmente in spiaggia con tre allenamenti a settimana in doppia seduta giornaliera.

Tutto è partito con la chiamata a partecipare al Trofeo delle Regioni in rappresentanza dell’Emilia Romagna.
Si, ma prima ancora a fine maggio, in occasione dei Giochi Mondiali Studenteschi organizzati per le atlete più giovani del 97-98, sono stata chiamata assieme a Sofia di Rimini, Irene dal Veneto ed a Monica dalla Liguria a giocare in alcune partite dimostrative con due formazioni brasiliane ed una cinese in quella che è stata la mia prima esperienza internazionale. Al trofeo delle Regioni non ho partecipato, perché poco prima della partenza è arrivata la convocazione per me ed Irene (Irene Enzo, veneta, compagna di viaggio dell’estate di Michela, ndr) a partecipare alla Continental Cup, a fine luglio.

Dunque la prima convocazione ufficiale in maglia azzurra. Raccontaci come è andata.
La selezionatrice regionale Elisa Gatti mi ha chiamato per telefono, dopo lo stage a Falconara, per dirmi che io ed Irene non avremmo partecipato al Trofeo delle Regioni in quanto saremmo dovute partire per la Serbia!

In Serbia avete giocato la Coppa CEV, conclusa al secondo posto. Il ricordo più vivo?
La finale, persa malissimo, 22-20 il primo set ed il secondo 21-19, dopo una dubbia fischiata dell’arbitro sul 18 pari, dalla quale ci siamo fatte innervosire, costringendoci ad abbandonare il sogno vittoria. Prima di iniziare, inoltre, sono scomparse le nostre pettorine, senza non si poteva giocare, abbiamo giocato con le canotte dei maschi arrotolate. Abbiamo perso, ma si poteva vincere.

Quindi il Campionato Europeo, a Molodechno (Bielorussia) questa volta in compagnia di Federica Frasca, dal Lazio. Un ottimo torneo, chiuso al nono posto. Te l’aspettavi?
No, cioè, dopo la Coppa CEV ci davano tra le favorite, ma quando siamo arrivate là erano tutte fortissime, altissime, schiacciavano nei 3 metri. Dopo un buon inizio siamo uscite perdendo con la Germania, che è arrivata seconda al torneo.

Un pensiero, una dedica per le tue compagne di gioco.
Allora, con Irene ho stretto una bella amicizia, abbiamo fatto molti collegiali insieme, praticamente una settimana si ed una no, ci troviamo proprio bene caratterialmente anche se abbiamo giocato poche partite ufficiali insieme. Anche con Federica mi sono trovata bene, ci sentiamo spesso. L’anno prossimo avrò una compagna fissa, per partecipare al Campionato Italiano Under 20 e magari anche al Master.

Parlaci dei collegiali.
Sono stati duri, più che impegnativi, sono molto ripetitivi. Spesso eravamo in quattro, se non solo in due. A Falconara dopo la sveglia, facevamo allenamento, pranzo tutti i giorni nello stesso ristorantino sulla spiaggia, pennichella, nuovo allenamento, cena ed a letto alle 9.

Una stretta vita da atleta! Nel beach volley unisci le tue spiccate doti atletiche alla naturalezza con la quale esegui i principali gesti tecnici, dalla ricezione all’attacco, dal muro alla difesa. Qual è la situazione di gioco che ti piace di più?
Nei tornei internazionali ho sempre giocato a muro, ho più salto da fermo che in rincorsa, ma mi piacciono un po’ tutte le situazioni.

Beach volley in spiaggia e pallavolo in palestra: quale tra i due richiede più sforzo fisico?
Beach volley, senza dubbio!!!

E qual è il più tecnico?
Sono differenti, perché in spiaggia il palleggio non lo usi quasi mai, la ricezione può non essere perfetta sulla testa del palleggiatore, però devi essere più preciso in tante altre situazioni. In palestra si gioca in 6, si vedono meno gli errori. Nel beach, ogni volta che non sei preciso, perdi il punto. Inoltre, il gioco in palestra è più macchinoso, più specialistico, nel beach l’atleta è più completo e quello che conta davvero è la testa.

Sei cresciuta nelle giovanili del Volley Club Cesena. Come hai iniziato?
Ho iniziato a 12 anni, dopo aver smesso ginnastica artistica per colpa della schiena… una disperazione! Ho iniziato così, per gioco e mi sono trovata subito bene.

Hai conosciuto diversi allenatori. Hai una dedica o un ricordo particolare?
Dunque, Giulia Farnedi che è stata la prima allenatrice e che umanamente mi è stata molto vicina quando ho iniziato e Gianluca Remor, per la passione che trasmette. Io comunque tendo ad avere con gli allenatori un rapporto un po’ distaccato.

Lo sport come divertimento, innanzitutto. Ma non solo: spirito di gruppo, impegno, sacrificio, riconoscimento delle regole, la continua spinta a migliorarsi per il raggiungimento dell’obiettivo. Ti sarà sicuramente capitato di dire “questa volta non ce la faccio” e quindi? Come si superano questi momenti?
Ho avuto un periodo molto difficile alla fine dello scorso anno: in prima squadra non giocavo molto ed andavo agli allenamenti che non avevo più voglia. Proprio in quel periodo ho cominciato a giocare anche a beach volley e questo mi ha dato anche la carica per andare in palestra. Ci sono questi momenti di crisi, ma se hai passione veramente passa tutto.

E quando ti dicono che quel particolare gesto tecnico è alla tua portata e tu invece pensi di non farcela: che cosa succede?
(Ride) Arrivi all’esasperazione! Ma alla fine deve riuscire, per cui ci metti tutte le tue forze ed alla fine arriva, quasi sempre. Ma è solo con l’esercizio che alla fine riesci a fare le cose tecniche, se le fai una volta ogni tanto, non ti viene.

Ti confronti con i tuoi genitori? Tua mamma ti segue ovunque, tuo babbo ha avuto un passato da sportivo professionista (calciatore): ti consigliano?
Con mia mamma ci diciamo tutto. Mio babbo non è che capisca tanto di pallavolo, però mi aiuta psicologicamente, mi parla dell’atteggiamento e quando vede che non mi impegno oppure quando mi distacco un po’ dal gruppo o rispondo all’allenatore, mi rimprovera.

Nel conciliare lo sport con la scuola, quali sono le difficoltà?
La scuola richiede molte ore di studio, tanto impegno e concentrazione per cui in quelle ore in cui devi far tutto, devi essere al massimo. E non è semplice, l’anno scorso ho saltato parecchi allenamenti, ma devo dire anche che era più dovuto al fatto che non avevo molte motivazioni in quel periodo. Però ci sono quei momenti in cui hai un sovraccarico enorme, ti trovi a studiare storia o filosofia fino all’una di notte dopo l’allenamento, però alla fine ci si riesce… un caffè e via.

La stagione sportiva 2013-2014 è appena iniziata: qual è il tuo ruolo?
Non lo so ancora… banda o opposto che riceve, mi piace ricevere.

Cosa ti aspetti da questa stagione?
Beh, quest’anno la squadra è composta da molte giovani o pseudo-giovani, ci sarà spazio per tutte. In queste prime partite amichevoli ho quasi sempre giocato titolare, mi trovo bene agli allenamenti, il gruppo è più unito dell’anno scorso, sento meno le differenze di età. Per ora, va tutto bene, sono molto contenta.

Come concilierai gli impegni in palestra con la passione per il beach volley?
Abbiamo tre allenamenti in palestra, inclusa la partita in casa il venerdì o il sabato fuori casa; a questi appuntamenti aggiungo un allenamento alla settimana con il gruppo dell’under 18 e le partite di questo campionato. Per cui adesso proprio non c’è tempo per far altro. Ma quest’estate, l’allenatore della nazionale di beach volley, Lisandro, ci ha detto chiaramente che sarebbe stato meglio fare un allenamento sulla sabbia ogni tanto, una volta alla settimana o ogni due settimane. Mi ha detto che avrebbe chiamato direttamente la società ed ora aspetto le indicazioni su cosa dovrò fare. Di sicuro nella pausa del campionato faremo dei collegiali, a Falconara e forse, in Olanda.

Come sono le esperienze all’estero?
Belle, anche se fino ad ora, le località in cui sono stata, in Serbia ed in Bielorussia, non erano delle gran metropoli e devo dire che al ritorno da queste esperienze ho cominciato ad apprezzare veramente il cibo italiano: ogni volta tornavo dimagrita di almeno due chili! A parte gli scherzi, sono esperienze bellissime, perché conosci gente da tutta Europa, ti rendi conto delle diverse culture e mentalità.

Hai un sogno nel cassetto? Sportivo o in generale?
Mi piacerebbe andare a studiare medicina, anche se sarà difficile conciliare questo con la pallavolo. Con la pallavolo è chiaro, mi piacerebbe arrivare al massimo che si riesca a raggiungere, per ora mi accontento, però sarebbe bello arrivare ad alti livelli. Comunque da grande non credo di fare la pallavolista o la beacher. Economicamente parlando mi spaventano le possibilità di sostentamento dalla pallavolo e dal beach, quindi preferisco concentrarmi sugli studi e sul lavoro.

Spesso chi sceglie medicina è perché ha avuto contatto con una malattia, ha conosciuto il mondo degli ospedali ed ha pensato ad un lavoro che si dà per scontato al quale in realtà non ci si pensa quasi mai. E tu come ci hai pensato?
In realtà, tutto è partito dalla trasmissione Grey’s Anatomy che mi piaceva un sacco. Più seriamente, nel guardarmi intorno non ci sono altri lavori che mi piacciano. Medicina mi ispirerebbe proprio perché si hanno grandi responsabilità, si possono salvare delle vite umane, mi piacerebbe tantissimo. E poi, ti devi guadagnare i voti negli esami, ti devi guadagnare la laurea, ti devi guadagnare il lavoro.

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